By FreeReturn: Informazione & riflessione su economia, finanza e politica in genere.

domenica 29 marzo 2009

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Cos’è l’indennità ordinaria per gli operatori agricoli

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A chi spetta?

Sia gli operai iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli sia coloro che hanno lavorato come operai agricoli a tempo indeterminato per parte dell'anno, hanno diritto ad una particolare indennità di disoccupazione.Tale indennità non è più riconosciuta nei confronti di chi si dimette volontariamente, ma soltanto in caso di licenziamento (fanno eccezione le lavoratrici in maternità). L'indennità è riconosciuta quando le dimissioni derivano da giusta causa (mancato pagamento della retribuzione, molestie sessuali e modifica delle mansioni).

Quali requisiti bisogna avere?

L'indennità spetta al lavoratore che può far valere:

  • l'iscrizione negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli nell'anno solare per il quale viene chiesta l'indennità (condizione che non si applica agli operai agricoli a tempo indeterminato);
  • almeno due anni di assicurazione contro la disoccupazione involontaria;
  • almeno 102 contributi giornalieri nel biennio precedente la domanda (in mancanza dei 102 contributi, l'indennità spetta ugualmente purché il lavoratore, in aggiunta agli altri requisiti, abbia svolto, nell'anno a cui si riferisce la domanda, lavoro dipendente per almeno 78 giornate).

A quanto corrisponde l'importo?

L'indennità viene corrisposta nella misura del 30% del salario convenzionale congelato del 1996 oppure, se superiore, di quello contrattuale provinciale. Per gli operai a tempo indeterminato, l'indennità è calcolata sulla retribuzione effettivamente percepita.

Come e a chi si presenta la domanda?

Il modulo di domanda (che l'Inps invia ogni anno a casa del lavoratore che abbia già percepito la prestazione per l'anno precedente), va presentato alla Sede Inps competente entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello cui si riferisce l'indennità.
L'indennità spetta, in linea di massima, per un numero di giornate pari a quelle lavorate.

Può essere presentato un ricorso in caso la domanda venga respinta?

Nel caso in cui la domanda venga respinta l'interessato può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato Provinciale dell'Inps, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica il rifiuto.
Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere:

  • presentato agli sportelli della Sede dell'Inps che ha respinto la domanda;
  • inviato alla Sede dell'Inps per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • presentato tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.

Al ricorso vanno allegati tutti i documenti ritenuti utili.

I dati riportati sono da ritenersi validi salvo eventuali misure straordinarie che il Governo può adottare con il perdurare o l’aggravarsi dell’attuale crisi mondiale.

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sabato 28 marzo 2009

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Cos’è la Golden Share

Cartellino-giallo

Il termine inglese “Golden Share” tradotto in italiano indica “Azione Dorata”, cioè, la possibilità di uno Stato, durante o a seguito di un processo di privatizzazione (oppure vendita di parte del capitale detenuto) di un’azienda pubblica (es. Eni, Telecom Italia, Enel e Finmeccanica) di mantenere dei poteri speciali di “veto” nelle decisioni fondamentali dell’azienda stessa di cui detiene la “Golden Share”, indipendentemente dal numero di azioni possedute; detto potere viene esercitato dal Governo.

Ma che scopo dovrebbe avere la Golden Share?

Lo scopo fondamentale dovrebbe (uso il condizionale) tutelare l’interesse della collettività nella società stessa vista la capacità strategica che questa detiene nel settore in cui opera, queste società vengono comunemente chiamate “public utilities”.

Cosa significa Utilità Pubblica?

Un servizio di pubblica utilità è legato all’attività finale dell’azienda che utilizza un appalto pubblico (a volte anche la semplice infrastruttura) per i fondamentali diritti dei cittadini (ad esempio, l'istruzione, la sanità, le ferrovie, i tabacchi o le poste), onde evitare il formarsi di monopolio oppure oligopoli che possano agire in assenza di libera concorrenza e fissare il prezzo di vendita a propria descrizione senza che nessuno possa intervenire (ad esempio la tassa sui tabacchi).

Ma come funziona la Golden Share?

Lo Stato si limita a detenere un determinato numero di azioni (paradossalmente potrebbe essere anche solo una, oppure, solo di tipo simbolico); attraverso queste azioni può modificare le scelte strategiche aziendali anche dopo il processo di privatizzazione, nonché la capacità di poter nominare un proprio membro nel consiglio di amministrazione che gode di poteri più ampi rispetto agli altri membri, ma, solo nell’azienda in privatizzazione (o già privatizzata), per le aziende controllate e/o collegate questo potere non può essere applicato (banale esempio: lo stato privatizza l’azienda A che controlla l’azienda X ed è collegata all’azienda Y; la Golden Share “funziona” solo per l’azienda A, per le altre due il potere di veto non può essere applicato).

E…un facile esempio per capire meglio?

Lo Stato vende il 99% delle azioni di una S.p.A. di sua proprietà che coltiva, inscatola e commercializza spinaci ai Sigg. Braccio di Ferro, Bruto, Pisellino e Poldo in quote percentuale (ok! non centra niente con l’argomento trattato sopra, cerco solo di rendere l’esempio meno noioso…), e ne mantiene una minima parte per poter esercitare il diritto di Golden Share.

La nuova composizione del capitale della Spinaci S.p.A. diviene così:

  • Braccio di Ferro – 60% quote capitale
  • Bruto – 15% ...
  • Pisellino – 14% ...
  • Poldo – 10% ...
  • Stato – 1% ...

Per il basilare principio delle società per azioni, ogni possessore “pesa” in potere decisionale nell’assemblea in base alle quote di capitale che possiede (quindi, in percentuale, in base al numero di azioni in suo possesso); nell’esempio sopra, viene evidenziata la capacità di Braccio di Ferro di poter “governare” la Spinaci S.p.A. da solo (perché detiene la maggioranza dell’azienda, quindi, superiore al 50%+1 per poterlo fare), però, proprio per la Golden Share, lo Stato può porre il veto a certe decisioni anche se possiede solo l’1%

Quindi, se Braccio di Ferro vuole Olivia come Responsabile Marketing della Spinaci S.p.A., e lo Stato vuole, invece, Nonna Abelarda, grazie alla Golden Share il nuovo Market Manager diventa la Nonna…in barba al 60% del capitale detenuto dal consumatore di spinaci per eccellenza…

Spero di essermi spiegato in maniera comprensibile, eventualmente, su dubbi o domande potete lasciare un commento e vedrò di rispondere il più presto possibile.

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venerdì 27 marzo 2009

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Politici in Europa…a cosa servono?

eurispes
Secondo l’Eurispes (un istituto privato di studi politici, economici e sociali senza scopo di lucro), da un suo rapporto emerge uno studio riguardo le differenze tra contributi versati e ricevuti per l’Europa.
Tra il 1995 e il 2006 l’Italia ha accumulato un saldo negativo per un importo di 30,3 Miliardi, versando alla UE 135 miliardi e ricevendo indietro “solo” 105 (miliardi di euro).

Facciamo una ricostruzione cronologica degli eventi:

  • nel biennio 1995-96, l’Italia ha versato alla UE 17.401 milioni e solo 13.128 sono ritornati, con un bilancio passivo di 4.273 milioni;
  • nel periodo 2001-02 è stato ancora peggio…con contributi versati per 22.904 milioni e ricevuti per 15.677, in questo caso, la differenza è di 7.227milioni;
  • tra il 2005-06 la cifra negativa supera di poco gli 8.000 milioni;
  • nel 2007 le cose non sono migliorate, dove i contributi versati sono stati pari a 13.800 milioni, e, sono tornati “all’ovile Italia” 3.500 milioni (10.300 milioni in meno);
Il quadro che ne risulta è alquanto impietoso: Il confronto tra il contributo italiano al bilancio dell’Unione Europea e i finanziamenti da quest’ultima erogati per programmi di sviluppo economico, crescita occupazionale e sostegno all’imprenditoria, evidenzia come negli ultimi 12 anni l’Italia abbia avuto un saldo negativo tra risorse che ha messo a disposizione e risorse riavute sotto forma di finanziamenti dall'Unione europea.
Secondo Gian Maria Fara «Una maggiore capacità di spesa dei fondi contribuirebbe a riattivare diversi settori dell’economia, a creare occupazione, a sostenere l’imprenditoria e rianimare il settore della formazione, dell’istruzione e della ricerca, penalizzate dalle ultime manovre Finanziarie». Dunque, la ricetta dell’Eurispes per rimettere in moto l’economia del Paese appare chiara: tagliare meno e imparare a spendere meglio.
Ma dove vengono “investiti” questi soldi (che sono comunque nostri, non piovuti dal cielo), e con quali finalità?
Dei 10,3 miliardi di euro di somme accreditate dall’Unione Europea nel 2007, il 52,7% (circa 5,4 miliardi di euro) è finanziato dai fondi strutturali e destinato prevalentemente a Programmi operativi regionali (4,3 miliardi di euro). Di questi 4,3 miliardi di euro, il 45,5% (circa 2 miliardi di euro) è stato accreditato alle Regioni del Sud del Paese, somma di cui hanno beneficiato soprattutto la Campania, la Puglia e la Calabria (con, rispettivamente, 940, 498 e 250 milioni di euro).
Le Isole, secondo il calcolo dell’Eurispes, hanno ricevuto accrediti per un importo superiore a 1 miliardo di euro (26,4% del totale dei finanziamenti accreditati nel 2007), dei quali il 71,4% alla Sicilia e il 28,6% alla Sardegna (e sono anche Regioni Speciali…).
Complessivamente il Mezzogiorno ha ricevuto nel 2007 oltre 3 miliardi di euro di finanziamenti europei contro 870 milioni di euro del Nord Italia (dei quali il 59,3% destinati a Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna) e 355 milioni di euro del Centro (dei quali il 66,3% destinati a Toscana e Lazio).

A questo punto, mi sorge spontanea una domanda (perdonate il “francesismo”, ma, questa volta non posso rimanere impassibile di fronte a questi dati): ma che cazzo mandiamo a fare i politici in Europa? perché paghiamo loro uno stipendio? perché non utilizziamo questi nostri soldi in un momento così difficile? perché i governi che si sono succeduti in questi ultimi 15 anni non hanno mai detto e fatto nulla? perché quasi nessun mezzo d’informazione ne ha mai parlato? perché dobbiamo andare a votare le europee se poi i risultati sono questi?
….perché…
Skifografia: ANSA.it, IlMessaggero.it, Carabinieri.it
Eurispes Rapporto Italia 2009 (Download file .pdf - 2,08 Mb)

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martedì 24 marzo 2009

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L’acqua tibetana è un diritto cinese

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L’acqua potabile è un bene naturale di chiunque, tutti dovremmo avere “rispetto” sul suo utilizzo, tutti dovremmo impegnarci a preservare questo “bene” che diamo per scontato, ma, che in realtà non lo è, e soprattutto, non lo sarà in futuro.

L’ONU afferma che nel 2030 metà della popolazione mondiale sarà assetata; come se già la notizia in sé non fosse inquietante, basta aggiungere che molta dell’acqua viene inquinata, trasformandosi così da potabile a killer per tutti gli esseri viventi, per produrre beni e prodotti superflui che invadono le nostre vite quotidianamente.

Un banale esempio: il fiume Yangtze, conosciuto come il fiume azzurro (che di azzurro non ha più niente!), grazie al disordinato sviluppo industriale della Cina è divenuto uno tra i maggiori fiumi inquinati della terra, Un rapporto ufficiale parla di miliardi di tonnellate annue di rifiuti solidi e liquidi, scarichi industriali, pesticidi e fertilizzanti agricoli gettati nel corso d'acqua. Rischiano l’estinzione tutte le specie che lo abitano, nonché gli stessi cinesi che lo utilizzano per dissetare il 35% della popolazione.

Grazie a questo inquinamento, ora, si capisce perché la Cina non vuole togliere i propri “artigli” dal Tibet: l’altipiano tibetano, da solo, produce quasi tutta l’acqua potabile cinese (e di altri paesi dell’area); il controllo “dell’oro blu” serve a garantire il futuro dell’impero cinese, se non ora, di sicuro tra qualche anno, quando altri paesi dovranno approvvigionarsi del bene primario attraverso conflitti militari, minando la stabilità sociale dell’intero pianeta.

In definitiva, ora si può meglio comprendere la riluttanza cinese al Dalai Lama e all’indipendenza del Tibet: non sono interessati al controllo della popolazione, anzi, se fossero meno sarebbe meglio per loro; il loro scopo è puramente una necessità primaria al controllo della "fonte dissetante"; l’acqua prima di tutto!

Per finire, garantire il diritto a tutti di avere la propria acqua è fondamentale, ma ciò non è così semplice e comporta uno sforzo notevole, che, continuando a rimandare, un giorno o l’altro presenterà il suo terribile conto…

Internetgrafia: AFFARITALIANI.it, ASIANEWS.it, Luci sull’Est, Wikipedia.

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Berlusconi…un povero ricco…

Povero
Per citare un noto film degli anni ‘80 con Renato Pozzetto, dove l’ingegner Eugenio Ronconi per paura di perdere le sue ricchezze, su consiglio del suo psicologo decide di diventare povero per qualche tempo e attraverso mille peripezie fa rivivere uno special su tutte le location milanesi, dal centro storico alla vita dei barboni di periferia attraverso aziende, palazzi e mercatini vari.
Cosa centra un film con la vita reale? centra, centra, eccome se centra, perché in questo caso a fare l’attore principale è nientemeno che il Premier Silvio Berlusconi, le comparse (i suoi illustri colleghi), ovviamente, seguono a debita distanza!

Con le dichiarazioni del 2008 sui redditi del 2007, il Nazional Silvio si è scoperto improvvisamente povero, così povero da vedersi costretto a chiedere il sussidio di disoccupazione…infatti, il suo reddito è “misteriosamente” passato da 139.245.570€ del 2006 alla “miserabile” cifra di 14.532.538€quasi un decimo dell’anno precedente…forse il suo “impero mediatico” ha risentito della crisi mondiale (sempre negata e sottovalutata da lui) che ha decimato il suo reddito? forse ha investito tutto il suo patrimonio in Argentina Bond e ha perso tutto? forse ha donato quasi tutto il suo reddito in opere di carità? o forse ha deciso, per il bene dei cittadini, di dare il suddetto alle casse dello stato per migliorare il tenore di vita dei suoi elettori? mah! non sono così intelligente e lungimirante per capire queste cose, qualcuno ha un idea?
Per par-condicio, pubblico anche il reddito dichiarato di altri illustri politici castaroli:

  • Veltroni (PD) – 477.778€
  • Franceschini (PD) – 220.419€
  • Di Pietro (IdV) – 218.080€
  • D’Alema (PD) – 171.044€
  • Casini (UdC) – 142.130€
  • Bossi (Lega) – 134.450€
  • Fini (An?) – 105.633€
Top five degli onorevoli:
  • Donadi (IdV) – 181.876€
  • Nucari (PRI) – 176.822€
  • Cicchitto (PdL) – 155.756€
  • Soro (PD) – 160.817€
  • Cota (Lega) – 124.692€
Top six dei Senatorii:
  • Gasparri (PdL) – 226.957€
  • Belisario (IdV) – 184.788€
  • Pistorio (MpA) – 157.522€
  • D’Alia (UdC) – 127.319€
  • Bricolo (Lega) – 124.714€
  • Finocchiaro (PD) – 116.383€
Da notare che i nostri cari politici muoiono tutti di fame, propongo di aumentare loro lo stipendio, non vorrei vederli “costretti” a mendicare all’angolo delle strade.
PS: ho tralasciato di proposito tutti i loro beni; chi è interessato può farsi un’idea seguendo questo link (3 pagine) dove si mette a “nudo” quanto poveri sono i nostri cari governatori…scusate, volevo dire imperatori
Linkografia: ANSA.it, AFFARITALIANI.it e tutti i siti d’informazione che si possono consultare.

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